sul numero di Aprile della rvista "i nostri Cani", tra le varie starne e quaglie (Birkaaaaa !! platz!!! Zitttt!!)
c'è un articolo molto interessante di Renata Fossati in cui si tende ad analizzare il processo di apprendimento dei cani, e quindi il loro comportamento, suddividendo la loro memoria tre "partizioni":
cito testualmente le parole della Fossati:
Per comprendere meglio il processo di apprendimento dei cani e, conseguentemente, il loro comportamento, ho suddiviso in tre parti la loro memoria:
1) memoria di ceppo
2) memoria di razza recente
3) memoria soggettiva
L’apprendimento ed il comportamento dei cani é condizionato in buona parte da questi tre fattori. L’educazione, l’addestramento e l’ambiente avranno sicuramente influenze significative sulla vita del cane, ma non potranno neutralizzare facilmente la prima e la seconda memoria, mentre contribuiranno allo sviluppo della terza.
1) Memoria di ceppo
E’ quella che condiziona maggiormente le rappresentazioni mentali dei cani ed il loro comportamento. Essendo stati selezionati per compiere una funzione, vennero privilegiati quegli istinti che meglio si adattavano a risolvere il compito richiesto loro dall’uomo. Per esempio, dovendo selezionare un cane da guardia, si tennero in considerazione quei soggetti che istintivamente segnalavano la presenza di estranei e difendevano il territorio. Questo concetto è valso per tutte le altre funzioni come la difesa, la caccia, la pastorizia e il traino. Gli istinti consentono al cane di rispondere a stimoli provenienti dall’ambiente in maniera istantanea e automatica : ovviamente, purché siano liberi di poterlo fare. Utilizzando gli istinti più evidenti che il cane manifestava, l’uomo riuscì ad addestrarlo in maniera efficace.
2) Memoria di razza recente
Nell’era moderna, l’opera degli allevatori ha condizionato la selezione dei cani non solo nell’aspetto morfologico (standard di razza) ma anche nello sviluppo della condizione psicologica e della percezione ambientale. Ogni allevatore professionista seleziona all’interno del proprio allevamento una specifica linea di sangue, crea cioè un piano di allevamento per l’utilizzo di precise genealogie, scelte con attenzione, al fine di produrre soggetti che abbiano le caratteristiche morfologiche desiderate. Tutto questo processo di selezione non ha però considerato con attenzione gli aspetti psicologici e cognitivi che i piani di allevamento portavano con sé. Forse perché l’ereditarietà dei caratteri psicologici non era ancora ben definita o forse perché è veramente difficile per un allevatore rinunciare ad uno stallone o ad una fattrice molto belli morfologicamente “solo” perché hanno qualche problema comportamentale. Questa seconda memoria esiste al punto tale che ha creato notevoli errori nell’interpretazione del comportamento dei cani. Per esempio, molti cacciatori sono convinti che certi cuccioli delle razze da caccia nascano con la paura dello sparo; credono sia un comportamento ereditato e riferito solo allo sparo. La complessità della situazione che potrebbe comprendere fattori ereditari del sistema nervoso, emozionale e cognitivo, non viene presa in considerazione. Ma la rilevanza di un comportamento simile riferito alla paura dello sparo tra soggetti parenti tra loro, dimostra l’ereditarietà degli aspetti psicologici e cognitivi.
3) Memoria soggettiva
Questa terza memoria rappresenta la soggettività di ogni cane come individuo unico e irripetibile. Nella sua mente sono presenti tracce significative delle altre due memorie (di ceppo e di razza recente), ma in quale percentuale è difficile da stabilire. La memoria soggettiva non deve essere scambiata con l’indole del cane (o la personalità del cane), poiché l’indole è la somma delle tre memorie (di ceppo, di razza recente e soggettiva). La memoria soggettiva è composta anche da fattori acquisiti quali: l’educazione,
l’addestramento, le condizioni di vita in cui il cane vive, la deprivazione sensoriale o affettiva, la salute; cioè tutte le esperienze che l’uomo gli consentirà o meno di fare.
I RIFLESSI SUL COMPORTAMENTO
Le tre memorie regolano le rappresentazioni mentali dei cani, cioè sono in grado di modificare i rapporti tra gli istinti innati e le esperienze acquisite durante la crescita.
Gli istinti sono energia innata, cioè una “risposta organizzata” del sistema nervoso verso uno stimolo che proviene dall’ambiente. E’ stato accertato da tempo che queste “risposte organizzate” possono subire modificazioni dovute all’apprendimento. Per esempio, è possibile insegnare ad un cane da difesa a non attaccare le persone estranee che entrano nel suo territorio, in presenza del padrone.
Ora, vi invito a leggere il resto dell'articolo su
http://www.enci.it/rivista/articolo.php ... 4&ordine=6
in quanto offre spunti interessanti di discussione, anche in merito ai tristi fatti di cronaca che vedono protagonisti cani che attaccano l'uomo, ultimo dei quali il caso del rottweiler di cui si è già parlato nel forum.
Aspetto i vostri commenti !!





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